Incostituzionale la Legge di Riforma Madia sul Pubblico Impiego. Tutto da rifare!
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della Riforma Madia n. 124/2015 sulla Pubblica Amministrazione. Nella sintesi della sentenza n. 251, emessa il 09 novembre e pubblicata oggi, l’incostituzionalità è identificata nella procedura con la quale si adottano e preparano i decreti legislativi.
La Conferenza Stato Regione non può pronunciare un semplice parere su di essi, è necessaria una intesa preventiva.
Soddisfatto il governatore Zaia della Regione Veneto che ha promosso il ricorso: ”…. siamo stati l’unica Regione d’Italia a portare avanti le nostre convinzioni. Il centralismo sanitario governativo ha ricevuto un duro colpo e noi, tanto per fare un esempio concreto, continueremo a nominare i direttori generali della nostra sanità invece che doverli scegliere all’interno di una terna ‘nazionale’ dove poteva esserci anche qualche responsabile di certi sfasci in giro per l’Italia…la riforma… anziché fare evolvere il sistema, ne determinava una profonda e irragionevole involuzione a danno del principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Una involuzione che avrebbe compromesso irrimediabilmente soprattutto le realtà regionali efficienti, come il Veneto”.
La sentenza, esprime il suo giudizio sfavorevole nelle disposizioni relative alle deleghe al governo in tema di riorganizzazione della Dirigenza Pubblica, riordino della disciplina vigente sui servizi pubblici locali di interesse economico generale e di partecipazioni societarie azionarie delle pubbliche amministrazioni.
Per il Governo è uno stop importante al suo percorso, 5 decreti erano in fase di approvazione tra cui i più significativi, quello della Dirigenza, dei servizi pubblici locali e delle società partecipate, dovranno essere totalmente ripensati e riscritti. Il momento politico è particolarmente delicato a pochi giorni dalla data del referendum che va ad incidere sul Titolo V della Costituzione e il 30 novembre alle ore 11 è stato convocato il tavolo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego con i soli sindacati confederati CGIL, CISL e UIL.
La FLP (Federazione Lavoratori Pubblici), annota un vizio di forma nel Decreto Legislativo sulla Riforma della Dirigenza Pubblica approvato ieri dal Governo, il dubbio è nella sua legittimità, perché acquisito con il solo parere della Conferenza Unificata Stato Regioni e non secondo i dettami della Corte Costituzionale che stabiliscono necessaria, la piena intesa.
Il Premier Matteo Renzi, critica la sentenza nel merito, valutando negativamente, la richiesta di una intesa, declinata come burocratica rispetto ad una pronuncia di un parere.
Un parere, per sua natura non è mai vincolante e trascende il significato dell’intesa, importante baluardo di ogni democrazia. L’intesa ha ancora un significato politico, anche se ormai desueta da molto tempo. Esprime la volontà di ricercare un accordo tra soggetti diversi ma paritari nelle loro esigenze e peculiarità. Il fine dell’intesa è convergere attraverso un confronto, su un patto condiviso, che soddisfi i bisogni di tutti gli attori coinvolti. Come Associazione Sindacale democratica, osserviamo che questi dettami democratici, nelle trattative aziendali, sono dalla Dirigenza troppo spesso, evitati, perché considerati inutile burocrazia. Una deriva autoritaria che fortunatamente la nostra Costituzione ancora difende.
Fonte
Corte Costituzionale sentenza 251/2016
http://www.repubblica.it/corte_costituzionale_riforma_pubblico_impiego
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